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Il 6 dicembre 2019, a Siracusa, presso l’Istituto Comprensivo Archimede, alcuni dei nostri studenti di terza media, in rappresentanza delle loro classi, hanno avuto modo di incontrare Giulio Francese, figlio del noto giornalista Mario Francese, vittima di mafia (Palermo, 26 Gennaio 1979).

E’ stata una grande occasione per parlare di Legalità o, come l’ha definita Giusi Scaduto, il nuovo prefetto di Siracusa, di responsabilità civile.

La presidentessa di Libera, la dott.ssa Lauretta Rinauro, alla presenza delle autorità locali, ha moderato l’incontro introducendo la figura di Mario Francese; lo ha definito un giornalista non eclatante e proprio a lui Libera Siracusa ha pensato di intitolare il suo presidio.

Il Dirigente scolastico dell’Istituto Archimede ha preso la parola per ricordare doverosamente la tenera signora Maria Francese, scomparsa da pochi mesi. La sorella del giornalista ucciso non si è mai rassegnata ed ha reagito con orgoglio alla morte del fratello, stimolando tutti ad andare avanti e lavorando sulla sua memoria. Ha fatto un lavoro gigantesco, in quanto, grazie a lei, a Siracusa, è nato il premio M. Francese; lo hanno voluto giovani colleghi giornalisti che hanno conosciuto la forza della “zia Maria”.

Toccanti le parole di Gaetano Scariolo, collaboratore del Giornale di Sicilia e di Assostampa Siracusa, che per il suo serio lavoro ha subito atti di intimidazioni mafiose (la sua auto, di recente, è stata incendiata). Ha parlato ai ragazzi con sincerità consigliando di combattere l’ignoranza, proprio come vogliono fare i giornalisti; ecco perché la mafia tende ad isolarli. Leggere e informarsi significa formarsi ed è davvero importante.

Sono state ricordate con commozione anche altre vittime, persone non di primo piano, Nunzia Pecorella, Rino Catalano, Carmelo Di Giorgio e tanti tanti altri. Libera raccoglie spesso i cocci delle famiglie colpite e le aiuta a ritrovare la forza anche raccontando alle scuole e ai giovani la loro esperienza e la realtà.

Semplice, interessante, profonda è stata la testimonianza di Giulio Francese, oggi Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sicilia. Quando la mafia colpisce la stampa, lo fa perché la parola fa paura e la cultura mafiosa è cultura del silenzio. Solo in Sicilia, sono otto i giornalisti uccisi per aver denunciato. Di conseguenza, afferma G. Francese, è difficile e incomprensibile accettare che tantissimi siano morti per fare il loro dovere. Suo padre infatti voleva solo essere un buon giornalista.

E lo ha ricordato come un uomo generoso. Il tono si è fatto più amaro quando ha detto che ci sono voluti 22 anni per arrivare alla verità, grazie al fratello che è riuscito a far riaprire l’inchiesta dopo 20 anni di assurdo silenzio. Ha definito poi il fratello, un gigante fragile che ha desiderato di abbracciare un papà che ha vissuto purtroppo… troppo poco. Anche lui è stato riconosciuto vittima di mafia, in quanto si è suicidato, a seguito delle condanne a cui il suo lavoro, il suo impegno e la sua tenacia avevano portato. Leoluca Bagarella era stato l’esecutore materiale del delitto.

Prima di concludere il suo intervento, ha detto, con delicatezza: “Vogliate bene a queste figure, perché così riuscirete a renderle sempre vive”, in un mondo in cui è necessario contrapporre agli uomini del disonore la gente onesta che cammina a testa alta.

Poi, sono state tante, tantissime, le domande da parte dei ragazzi presenti, sensibili, interessati al messaggio percepito e desiderosi di capire meglio come si va avanti dopo un’esperienza simile. Come combattere? Cosa sperare?

Le risposte, immediate e semplici, possiamo sintetizzarle in un messaggio: bisogna essere seri, osservare, conoscere, partecipare.

Maria Piro (con la collaborazione degli alunni P. Vinci e G. Strano)